1177: la battaglia di Montgisard

La battaglia di Montgisard fu combattuta tra il Re Baldovino IV di Gerusalemme ed il Sultano Saladino il 25 novembre 1177.

Nel 1177 il regno aveva stabilito una alleanza con l'Impero Bizantino per scagliare un attacco navale contro l'Egitto; Filippo d'Alsazia, Conte delle Fiandre, arrivò agli inizi dell'anno con la speranza di organizzare l'attacco ma il piano fu abbandonato.


Baldovino IV

Nel frattempo Saladino aveva progettato la sua invasione del regno di Gerusalemme dall'Egitto. Venendo a conoscenza dei piani di Saladino, Baldovino IV lasciò Gerusalemme con 500 cavalieri per tentare la difesa di Ascalona, ma venne bloccato sul posto da Saladino, forte di 30.000 uomini. Insieme a Baldovino si trovava Rinaldo di Châtillon, il quale era stato appena liberato dalla sua prigionia ad Aleppo nel 1176. Rinaldo era un acerrimo nemico di Saladino. I Cavalieri Templari cercarono di prestare soccorso a Baldovino ma vennero presi d'assedio a Gaza.


Saladino

Saladino giustiziò i suoi prigionieri cristiani e continuò la sua marcia verso Gerusalemme, pensando che Baldovino non avrebbe osato seguirlo con così pochi uomini. Così conquistò Ramla e prese d'assedio Lidda e Arsuf, ma poiché non considerava più Baldovino come una minaccia, permise al suo esercito di diffondersi a raggio lungo una vasta area, per razziare e riposare. Nel frattempo, sia Baldovino che i Templari riuscirono a liberarsi dai rispettivi assedi, e marciarono lungo la costa, nella speranza di intercettare Saladino prima raggiungesse Gerusalemme.

Le forze congiunte di Baldovino e dei Templari ammontavano a circa 500 cavalieri di Baldovino, 80 cavalieri Templari e poche migliaia di unità di fanteria. Essi si scontrarono con Saladino a Montgisard, nei pressi di Ramla, cogliendolo del tutto di sorpresa.

Nonostante ciò, nel vedere lo sterminato esercito musulmano, i cristiani restarono pietrificati. Baldovino smontò da cavallo e fece chiamare il vescovo di Betlemme affinché gli portasse la reliquia della Vera Croce che aveva in consegna. Il Re allora si prostrò di fronte alla sacra reliquia invocando l'aiuto divino per la vittoria. Dopo essersi rialzato, esortò i suoi uomini ad avanzare e caricare.

I musulmani furono messi in rotta. Molti vennero uccisi, e Saladino stesso riuscì a fuggire solo perché cavalcava un cammello da corsa. La leggenda narra che il giovane Re lebbroso guidasse la carica dei cristiani dalla prima linea con l'effigie di San Giorgio di fronte a sé e la Vera Croce luminescente come il sole.

Colpito da pesanti piogge e dopo aver perso il 90% del suo esercito, compresa la sua guardia personale di mamelucchi, Saladino tornò in Egitto, subendo continui attacchi dalle tribù di beduini lungo il tragitto. Soltanto un decimo del suo esercito riuscì a tornare in Egitto con lui. Anni dopo, avrebbe definito quella sconfitta “grande come una catastrofe”.

Baldovino tallonò Saladino fino nella penisola del Sinai, ma non riuscì a trarne vantaggio e in seguito Saladino tentò un nuovo attacco nel 1179. Seguì un anno di pace e la vittoria assunse presto i contorni della leggenda.

Credendo che l'aiuto divino avesse in larga parte contribuito al suo trionfo, Baldovino fece erigere un monastero benedettino sul luogo della battaglia, dedicato in onore di Santa Caterina di Alessandria, celebrata proprio il giorno della vittoria.